Kira e la Nonna

Kira il cocker nero

Oggi ho visto la mia umana piangere. Non è la prima volta. Quando sono arrivata in casa sua piangeva spesso, anche mentre eravamo al parco, ma il più delle volte di sera, quando eravamo in camera. È stato così che ho ottenuto il permesso di dormire nel letto. Mi mettevo davanti a lei a fissarla finchè si sentiva osservata e allora allungava una mano a accarezzarmi e io la leccavo. Sapeva di salato. Allora lei mi prendeva in braccio, mi metteva ai piedi del letto e tornava a piangere. Quindi, io mi avvicinavo, mi raggomitolavo accanto a lei e le leccavo le guance.

Finita la fase del pianto acuto, quando io ero un po’ più grandina, l’ho sorpresa altre volte a piangere, ma di solito era mentre guardava la televisione o leggeva un libro. Stamattina invece non faceva né una né l’altra cosa. Piangeva e basta, seduta sul letto. Allora le sono andata vicina, ho iniziato a piagnucolare e emettere brevi sbuffi. Lei ha tirato su con il naso, mi ha guardato, mi ha sorriso e mi ha detto “ciao Kira”. A quel punto le ho appoggiato le zampe e il muso sulle gambe e ho cominciato a scodinzolare. Poi mi è venuta un’idea geniale. Sono scattata davanti alla porta della sua camera e abbaiando mi sono voltata verso di lei. Non aveva voglia di seguirmi, ma l’ha fatto. Arrivate in salotto, sono corsa a prendere la mia pallina preferita, tutta gialla, che, appena viene schiacciata, suona. L’ho presa in bocca, l’ho schiacciata un po’ per farla suonare e ho cominciato a ringhiare e a correre attorno al tavolo con la pallina in bocca. Poi passavo davanti a Chiara per coinvolgerla nel gioco a inizialmente lei non voleva. Poi ha ceduto. Mi ha preso totalmente alla sprovvista, mi sono fatta rubare la palla come una dilettante. Me l’ha lanciata, io sono corsa a prenderla e poi mi sono seduta sul tappeto a sgranocchiare la mia pallina. Allora Chiara si è avvicinata e me l’ha portata via di nuovo, tra i miei ringhi e le mie scodinzolate. Il gioco è proseguito per parecchio e finalmente la mia umana ha smesso di piangere.

Per fortuna ho Chiara. È tanto che non vedo Nonna. Nonno va e viene molte volte durante la giornata, ma di solito arriva sempre negli orari dei pasti. Almeno in questo è puntuale perché ha paura della mia reazione, altrimenti. Già, devo aspettare che finiscano loro di mangiare, se poi cominciano anche in ritardo, mi fanno morire di fame. Nonna invece è andata via un giorno e non l’ho più vista. Quando mangiamo un po’ mi manca o quando sono sul divano. Se lei non c’è, non ho nessuno a cui rubare il posto. Non so dove sia, ma almeno la mia umana ora non piange più, quindi forse sta bene. Non vedo l’ora che Nonna arrivi a casa.

Nonna è tornata! Nonna è tornata! Ero sul balcone, a tenere sotto controllo il passaggio di umani e cani, quando ho visto la macchina. Mi aspettavo di vedere scendere Nonno da solo, stavo per entrare a abbaiare a Chiara di aprire, quando con la coda dell’occhio ho visto che Nonno non era solo. C’era anche Nonna! Entrai abbaiando più felice che mai, non stavo più nella pelle. Chiara aprì il portoncino giù e poi la porta di casa. Mi permise di uscire sul pianerottolo ad aspettare Nonno e Nonna, ma non di scendere le scale. Dovevo stare lì, seduta. Non mi muovevo. Aspettavo e aspettavo e aspettavo. Al minimo rumore, allungavo il collo per cercare di vedere le scale sotto e capire se fossero loro. Quando vidi Nonno, gli feci un po’ di feste, ma quando vidi Nonna impazzii. Avevo riservato tutte le energie per lei. Abbaiai, sculettai, le girai attorno annusandola, aveva un odore acido di medicina addosso, e saltai felice! Lei mi coccolò un po’, mi disse che anche io le ero mancata, ma quando le saltai addosso, Chiara mi tirò indietro. Pensai che fosse gelosa, così saltai addosso anche a lei e poi di nuovo Nonna. Ma la mia umana mi tirò indietro un’altra volta e mi disse un secco No. Poi mi infilò la pettorina, mi avvicinò piano a Nonna e mi fece annusare dei tubicini che le spuntavano da sotto la maglietta. Avevano un odore strano, misto a sangue. Di quello che Chiara mi diceva capii solo la parola “rompere”, la conoscevo bene! Da quel momento non saltai più addosso a Nonna, fino a che i tubicini non scomparvero magicamente.

Ma ero troppo felice per farmi rovinare la giornata. Avevo salutato abbastanza nonna e il mio stomaco reclamava. Eravamo tutti a casa ora, potevamo anche degnarci di mangiare. Mi feci togliere la pettorina e poi andai in cucina abbaiando doppiamente felice. Era arrivata Nonna. Eravamo tutti a casa. Era ora di mangiare.

Kira

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